IPOTESI DI FLESSIBILITA' PER LE PENSIONI

sipuoimpresa logo                       ALLO STUDIO DA PARTE DEL GOVERNO

ROMA 27/04/2016 - Un piano per garantire a chi è vicino alla pensione di uscire prima. Il governo scopre le sue carte, dopo aver rimandato a lungo nonostante le pressioni (e proposte) parlamentari, del presidente Inps Tito Boeri e dei sindacati. Un piano che guarda a tre situazioni precise e per ciascuna immagina un intervento multiplo di Stato, Inps, banche e assicurazioni. Maggiori dettagli arriveranno nel position paper sulle pensioni che l'esecutivo sta scrivendo e pronto per maggio: un focus su pensioni e flessibilità, di fatto la base per l'intervento normativo sulla previdenza da inserire nella prossima legge di Stabilità, in autunno. Per ora si sa che il piano costerebbe molto poco all'erario, "meno di un miliardo", dicono fonti di Palazzo Chigi. Ben lontani dal peso di altre proposte, tutte gravate da una spesa iniziale almeno pari a 5-7 miliardi, secondo il governo. Sebbene quella dell’Inps comporti un costo di partenza di 1 miliardo e mezzo (e un picco di 4,9 miliardi negli anni a seguire).

Ma in cosa consiste questo piano? Lo racconta Tommaso Nannicini, sottosegretario di Palazzo Chigi, in un'intervista al Messaggero. "Ci sono tre categorie. La prima è quelle delle persone che hanno una preferenza ad andare in pensione prima, ad esempio la nonna che vuole accudire i nipotini. La seconda è quella di chi ha necessità di andare in pensione anticipatamente, in quanto ha perso il lavoro e non ha ancora i requisiti d'uscita. La terza categoria sono i lavoratori che l'azienda vuole mandare in pensione prima per ristrutturare l'organico aziendale. Ebbene, si potrebbe provare a creare un mercato di anticipi pensionistici, che oggi non c'è, coinvolgendo governo, Inps, banche, assicurazioni".

Un "mercato" di prestiti previdenziali, dunque.

Nel primo caso, la nonna uscirebbe prima (si pensa al massimo a tre anni di anticipo sui requisiti) con una "penalizzazione leggermente più forte". Il suo anticipo sarebbe con buona probabilità finanziato dalle banche, poi rimborsate dall'Inps al momento in cui scatta la pensione.

Nel secondo caso, la penalizzazione per il disoccupato "gliela pagabbe in buona parte lo Stato".

Nel terzo caso, quello dei prepensionamenti, "saranno le aziende a coprire una parte dei costi dell'anticipo, con un'assicurazione a garanzia del rischio morte pagato dallo Stato", spiega ancora Nannicini. Un piano "di non semplice attuazione", ammette lo stesso entourage di Nannicini. E che potrebbe includere una gradualità nella penalizzazione, per tenere conto di redditi bassi, lavori usuranti, disoccupati. "Al momento è solo una delle ipotesi allo studio, ma potrebbe essere quella che fa quadrare il cerchio tra la forte richiesta di flessibilità e la sostenibilità della finanza pubblica".


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